Questo è il primo post di questa pagina. E ho barato: invece di scrivere un manifesto, mi sono fatto intervistare dall’AI con cui sto vivendo una rivoluzione informatica. Le domande sono sue — alcune non me le sarei fatte da solo. Le risposte sono mie, riviste una per una. Mi è sembrato il modo più onesto di cominciare a parlare di una rivoluzione che, in fondo, sto vivendo proprio così.
Cominciamo dall’inizio. Quando hai iniziato a costruire roba e a metterla in pubblico?
Tre anni fa, quando è nata mia figlia. Non è una frase a effetto per LinkedIn: è andata letteralmente così. Diventare padre mi ha fatto venire voglia di costruire qualcosa che restasse, e di farlo alla luce del sole. Ho aperto GitHub e ho iniziato a pubblicare.
E sei “esploso”, per usare la tua parola. Cos’è successo?
Sono esploso insieme ai modelli. Gli LLM sono arrivati e di colpo un paio di mani sole riuscivano a fare il lavoro di dieci. Lo dico senza imbarazzo: senza quei modelli non avrei fatto un decimo di quello che ho fatto. Non è il modello che ha le idee — quelle, e i valori, li metti tu — ma è il collante che ti permette di realizzarle in fretta.
Centoquarantacinque repository, privati compresi. Onestamente: non è dispersione?
In parte sì, e ci scherzo da solo: in tre anni ne ho accumulati centoquarantacinque, come li mantieni tutti? Facile, ne crei uno nuovo. È un difetto vero. Ma quell’esplosione era anche il metodo — provare tanto per capire cosa funziona davvero. Adesso sono nella fase opposta: sto iterando per convergere. Meno cose, fatte meglio, usate da gente vera.
Tu dici “non sono un coder”. Allora cosa sei?
Uno che usa il codice come collante. Il coding non è la mia identità: è il modo per tenere insieme quello che so fare e quello che credo sia giusto fare. Vengo dalla sicurezza, dall’infrastruttura, dallo stare sveglio quando un sistema deve restare in piedi. Il codice è lo strumento che trasforma tutto questo in qualcosa che qualcun altro può prendere e usare.
Perché lo regali? Quasi tutto quello che fai è open source e gratis.
Perché l’unica sicurezza che regge è quella condivisa. Le difese migliori che conosco sono open source: ispezionabili, di tutti, e migliorano perché ci mette mano la gente. Tenersi i trucchi per sé, nella sicurezza, è pure un po’ stupido: il muro più alto che costruisci da solo è più basso di quello che costruiamo insieme.
C’è un angolo europeo molto marcato in quello che fai. Ideologia?
No, libertà — concreta. I dati dei tuoi utenti che non attraversano un oceano e tre giurisdizioni non sono una bandierina: sono sovranità, e la sovranità sui propri dati è una forma di libertà. Costruisco roba GDPR-native, che gira a casa tua, perché penso sia semplicemente la cosa giusta — e perché in Europa ci serve poterlo fare senza chiedere il permesso a qualcun altro.
Domanda scomoda: i soldi. Stai anche provando a far diventare prodotti alcune di queste cose.
Vero, e va detto: una cosa che non sta in piedi economicamente prima o poi muore, quindi sì, qualcosa deve anche pagare le bollette. Ma i soldi sono il carburante, non il motore. Il vero driver è sempre stato un altro.
Tua figlia. Cosa c’entra una bambina con una pagina di cybersecurity?
C’entra tutto. Crescerà in un mondo dove il software decide cose che contano davvero — chi vede cosa, chi è al sicuro, chi viene fregato. Non posso lasciarle un mondo più semplice. Posso provare a lasciarle, e a lasciare a chi legge, un po’ di roba utile: spiegata onestamente, senza vendere paura, gratis dove si può. Migliorare il mondo per quanto posso, con le skill che ho e con quelle che aggiungo strada facendo. È un contributo piccolo, messo dove tutti possono prenderlo. Per i posteri, se vogliamo essere seri. Per lei, se vogliamo essere veri.
E quindi, questa pagina cosa sarà?
Appunti dal vivo di uno che costruisce, sbaglia e racconta tutto. Sicurezza spiegata senza legalese, threat intelligence, certificati, e ogni tanto un pensiero come questo. In italiano, gratis, per chi preferisce la sostanza alle dashboard piene di pallini verdi.
Non so dove arriva. So da dove parte: da Genova dove vivo ormai da anni, da un padre che scrive di notte, e da un’idea semplice — l’unica sicurezza che regge è quella condivisa, e vale anche per le idee.
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